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Giuseppe Tartini

Musica strumentale alla Basilica del Santo

A partire dagli anni Venti del Settecento l’attività compositiva ed esecutiva di Giuseppe Tartini si lega indissolubilmente alle vicende del corpo orchestrale della Basilica di S. Antonio a Padova. Nel 1721 egli veniva assunto per chiara fama e senza obbligo d’esame come Primo violino / Violino capo di concerto della cappella musicale della Basilica Antoniana, con una qualifica coniata appositamente per lui, che verosimilmente comportava la programmazione e direzione della musica strumentale eseguita durante le funzioni. L’interesse e il rilievo dato dalla Veneranda Arca del Santo (organo di gestione della cappella) proprio in quegli anni, alla figura del primo violino è direttamente collegato all’obiettivo del rinnovamento e ampliamento della cappella, sostenuto anche con l'aumento degli stanziamenti annui per la cappella musicale in corso nel secondo decennio del Settecento. Le esigenze musicali legate al calendario liturgico di tutto l'anno, insieme agli “obblighi de' musici” erano stabiliti da vari Capitolari pubblicati fin dal XVII secolo. Tra di essi il Capitolario approvato dalla Presidenza dell'Arca il 19 giugno 1721 riporta gli Obblighi negli Organi con Instrumenti, e Concerti, in cui tutta l'orchestra era impegnata nelle seguenti funzioni:

La Compieta nelle Domeniche, e Feste tutte dell'Avvento, come pure nelle Domeniche di Quaresima, e Feste, Lunedì e Martedì Santo. Nel riponersi il SS. Sagramento il Tantum ergo. In tutti i Venerdì di Quaresima, e il Venerdì fra l'Ottava del Santo la Compieta solenne con il Transito.

Mentre negli Obblighi negli Organi con Instrumenti rientrano le seguenti festività:

Nelle Domeniche di tutto l'anno la Messa, eccettuato il tempo delle Vacanze. Nelli Martedì di tutto l'anno la Messa, eccettuato come sopra, e dopo la Messa il Si quaeris Miracula al Glorioso S. Antonio.

La parola 'concerto' non riveste nei Capitolari il significato di genere musicale che diamo noi oggi al termine, piuttosto è probabile che essa indichi la presenza di parti solistiche (anche vocali). Una delibera del 1726 sancisce che “nelle Messe tutte a concerto si faci doppo il Credo la sua Sinfonia” e certamente gran parte dei concerti e delle sonate di Tartini nascono per queste funzioni e sono legati al grado di solennità della festa. E' probabile che essi venissero eseguiti suddivisi nei singoli movimenti: all'Offertorio il primo movimento, il secondo all'Elevazione, il terzo al Communio o alla conclusione del servizio. Le date manoscritte ritrovate sulle parti dei singoli strumenti, sebbene relative a un periodo di poco successivo a Tartini, confermerebbero questa prassi. In occasione di festività particolarmente solenni e prolungate era possibile l'esecuzione di più di un concerto nel corso del rito.

Lo storico della musica Charles Burney, visitando Padova nell'estate del 1770, descrive una di queste messe concertate:

Mi recai alla chiesa di S. Antonio, dove, ricorrendo il Giorno del Perdono, si celebrava una messa con parti solistiche, composte da Padre Vallotti, che presenziava battendo il tempo [...]. Benché non si trattasse di una festività importante, l'orchestra era più numerosa del solito. Ci tenevo molto a sentire il celebre oboe Matteo Bissoli e il famoso vecchio violoncellista, Antonio Vandini che, come dicono gli italiani, suona in modo tale da far parlare il suo strumento. [...] Il coro di questa chiesa è immenso; i bassi sono posti tutti su un lato; i violini, gli oboi, i corni e le viole sugli altri lati. Le voci sono divise tra le due gallerie.

Il coro, dove erano posti strumentisti e cantanti, era disposto in alto, sui tre lati del presbiterio attorno all'altare. L'orchestra era posizionata lungo tutta la galleria, con gli strumentisti vestiti in cotta e nascosti alla vista dei fedeli da drappi.

Altri illustri personaggi e valenti musicisti ruotano attorno al Santo negli stessi anni di Tartini, facendo della Basilica un polo musicale d’eccezione e creando una vero e proprio circuito artistico, con scambi e influenze tra varie personalità di esecutori, virtuosi e compositori, come emerge da una lettera del 1751 in cui Padre Vallotti (maestro di cappella) scrive al conte Giordano Riccati:

Ho parlato col Sig. Tartini, col Sig. Matteo [Bissoli], e col Sig. D. Antonio [Vandini] per il noto Ottavario, ed avendo inteso che io sarò destinato a fare le funzioni hanno abbracciato tutti e tre l'impegno di suonare non solamente i Concerti, ma anche a tutta funzione, come fanno qui in questa Chiesa del Santo, e questo per dire il vero non è cosa indifferente, perché tre soggetti di questa fatta fanno spiccare tutta l'Orchestra.