Giuseppe Tartini - Lettere e documenti / Pisma in dokumenti / Letters and Documents - Volume / Knjiga / Volume I

221 LETTERE caso a v ostr a riv eren za. Una è che tal esame non appartiene al musico, ma al geometra, e geometra che sia profondo. Il musico vi entra per spiegare al geometra (che si suppone ignaro di musica) le nostre cose musicali, e nulla più; l’altra è, che volendo io esaminato cost il mio trattato, né volendo che doppo un anno torni indietro senza conclusione, è sì necessit , assoluta, che o il riverit issi mo sig no r d otto r Balbi faccia la gratia di porre un cambio in di lui vece (non mancano costì uomini tali) giacch’egli non può, e che sia un uomo onesto, e capace al secreto; o non volendo il sig no r d otto r Balbi far questa gratia, lo trovi v ostr a riv eren za, a cui io dò in tal caso libert intiera della scielta. Se la scielta cader sopra uomo mercenario, sar pagato abondantem en te; se sopra uomo di qualche conditione, farò li miei doveri in modo conveniente. Resti intanto persuaso v ostr a riv eren za, che per la strada e metodo sinora tenuto nulla concluderemo in eterno, perché il metodo dell’esame è falso. Il mio trattato è fondato bensì sopra il fisico, ma questo è inseparabile dalle dimostrationi, e le dimostrationi sono inseparabili dalle due figure, quadrato, e circolo. A che serve dunque il produrre difficolt sopra il fenomeno? Bisogna produrle (se si può) sopra le dimostrationi, e queste unicam en te devono essere esaminate profondam en te, giacché circa la verit , e realit del fenomeno è superfluo qua- lunque discorso. Si fa sentire anco da sordi, et io ho almeno due dozzine di scolari sparsi per la Europa, che lo fanno sentire a chiunque ha orecchio. In consequenza diventa affatto inutile qualunque vertenza, e sopra la realit del medesimo, e sopra la cagione del medesimo, e sopra la comparatione del medesimo a fenomeni noti. Il fenomeno è, e tal fenomeno è congiunto, et inseparabile dalle dimostrationi fondate sopra le due figure. Questa è in poche parole la sostanza; e però o le dimostrationi sono vere, o no. Se no, non sar vera la mia propositione, e consequenza. Dunque l’esame cade necessariam en te sopra le dimostrationi, e men per sogno sopra il fenomeno in qualunque rispetto si vo- glia. V ostr a riv eren za pensi bene a quanto scrivo, e trovar che scrivo il vero. Non vorrei poi (e di questo ho sempre dubitato) che a dispetto di aver prevenuto l’ill ustrissi mo sig no r d otto r Balbi sino dal principio con avertirlo di non anticipare il giudicio sopra un’impresa di tal fatta, ma di esaminar con patienza, e attentione il trattato, egli abbia nondimeno formato il suo giudicio, e creda tutto il trattato con il fenomeno stesso un effetto, e prodotto di testa riscaldata. Il vedere ch’egli non ne vuol saper nulla, mi fa dubitare di ciò con tutta ragione, sapendo io di qual bont egli sia per cento prove. In tal caso non so che dire a lui di più di quello gi gli ho detto. Ma a v ost ra riv eren za dico con tutta la franchezza di un uomo, che (come dice il proverbio) ha la quaglia sotto il cappello, che se lo stimat issi mo sig no r d otto r Balbi è mosso veram en te da tal ragione per non volersi interessare, questa volta s’inganna; et è segno evident issi mo e potent issi mo che nemeno ha letto tutto il trattato, o se lo ha letto, non lo ha letto con attentione. Due cose mi paiono veram en te impossibili, e sono, che un profondo matematico leggendo con attentione il trattato, non conosca (almeno all’ingrosso) la realit del fondamento; e che conosciuta questa realit , non vi s’interessi di cuore. Bisogna dire, che io m’inganni, perché sinora ho trovato il contrario. Tuttavolta come io son cert issi mo da una parte,

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