Giuseppe Tartini - Lettere e documenti / Pisma in dokumenti / Letters and Documents - Volume / Knjiga / Volume I

220 ch’essa ha toccata coll’arco, acciò faccia sempre l’Alamire? Tesa e toccata ch’essa sia, o sola, o allo stesso tempo con altre corde tese e toccate a differenti tuoni, render sempre e poi sempre l’Alamire. Così appunto per rendere la 12 esim a e la 17 esim a basta che la corda sia toccata, se stiamo allo sperimento francese. Onde le due, nello sperimento di lei, toccate, sebbene allo stesso tempo, dovrebbero, stanti le leggi della natura, far sempre ogn’una lo stesso. Ma forse potria dir taluno, che le corde allo stesso tempo toccate, sve- gliano questi suoni, che nel confondersi, divengono meno sensibili del terzo suono. Chi così pensasse, primieramente penserebbe senza veruna ragion sufficiente di così pensare; e poi penserebbe contro la comun sapienza, che c’insegna nell’armonia, come allo stesso tempo si possano ascoltare diversi suoni, che nulla si confondono, talché restan sensibili. Sarebbero forse (come negli sperimenti mentovati lo sono) più languidi, ma certamente rimarreber sensibili; altrimenti non accadrebbe lo sperimento. L’angustia del tempo fa che non ci allunghiamo; sebben l’allungarsi farebbe torto alla sua perspicacia, come torto gravissimo farebbe alla sua gentilezza, se ancor ci levasse il poter rendergli le grazie dovute, nel ricevere che abbiamo fatto la preziosissima cioccolata inviataci da noi per nulla meritata, i quali per altri titoli ci dichiariamo tenuti ad obbedirla; anzi in questo stesso dobbiamo esserle più tenuti, dando ella a noi vantaggiosa occasione di trattar cose d’un sommo merito, a fine di scoprire la verit , e di renderla sulle di lei orme illustri, in una totale chiarezza. Seguiremmo per tanto le intraprese riflessioni, ed unita- m en te a confermarle la nostra servitù, come io, anche per parte del sig nor dott or Balbi, che pari moltissime grazie le rende, presentem en te faccio nel dichiararmi. 96. Tartini a G.B. Martini [fuori:] Al M o lto Rev eren do P ad rone Col endissi mo Il P ad re Gio vanni Batt ist a Martini M aest ro di Capella in S an Franc esc o di Bologna franca per Venezia [dentro:] M o lto rev eren do p ad re p ad rone col endissi mo, mi son dimenticato bravam en te la inchiusa risponsiva alla penultima di v ostra r iverenza in saccoccia, e me ne son riccordato alla ricevuta della di lei ultima. Questo è un male cagione di bene perché da queste due ultime di v ostr a riv eren za mi accorgo, e tocco con mano, che lo stimat issi mo sig no r d otto r Balbi (forse troppo occupato) ha la- sciato tutta la cura a v ostr a riv eren za, et egli nemeno per sogno vi entra in questo esame. Se ciò mi dispiaccia, Iddio lo sa, ma ci vuol flema. Due cose dunque devo dire in tal

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